Sta’ attento!

L’attenzione è soprattutto una attitudine spirituale che aiuta ad entrare nella dimensione della preghiera.

di Flaminia Morandi
 
 

È la frase delle “raccomandazioni”: sta’ attento a scuola se no non capisci, non correre, copriti, guardati dalle cattive compagnie, insomma sii prudente, accorto, attento che il mondo è pieno di pericoli e da molti l’attenzione ci può salvare.

Non c’è un solo grado di attenzione. Per la psicologia ce ne sono tre: la non-attenzione o negligenza, l’attenzione moderata, la concentrazione. L’attenzione può essere anche di diversi tipi: attenzione dei sensi, dell’immaginazione, dell’affetto, della ragione, della volontà. In tutti i casi però l’attenzione ha un unico scopo: vivere a fondo e a pieno il momento presente, eliminando ogni disturbo che ce lo impedirebbe.

L’attenzione è soprattutto un’attitudine spirituale. È curioso che fosse l’attitudine più apprezzata da uno dei padri fondatori della scienza della comunicazione, cioè apparentemente il contrario dell’attenzione, il massimo della dispersione e del rumore. Si tratta di Marshall Mc Luhan, che da adulto era diventato cattolico e amava la Chiesa con entusiasmo e sincerità. Un giorno, ad un suo studente che gli chiedeva cosa fosse per lui la fede, aveva risposto: “È essere attento”. E siccome era un massmediologo aveva aggiunto: “È sintonizzarsi sulla giusta frequenza”.

È conoscere se stesso, avrebbe risposto un greco antico: conosci te stesso era la frase scolpita sul frontone del tempio di Delfi. È ascoltare il “demone” della propria coscienza, avrebbe detto Socrate. Sta’ attento in tutto, diceva al suo discepolo lo stoico Epitteto: quando canti, giochi, studi, fallo con attenzione. Se non stai attento e lasci le redini dei tuoi pensieri, dopo non sarai più capace di riprenderle in mano.
Che i pensieri sono in continuo movimento è un’esperienza identica in tutte le tradizioni spirituali: i pensieri sono come una scimmia capricciosa che salta da un ramo all’altro, diceva Ramakrisna; sono come le mosche che ronzano o come una pentola che bolle, diceva il vescovo Teofane detto il Recluso.

Lo stato fisico del corpo, la disposizione organica, cerebrale, muscolare, respiratoria influenzano l’attenzione. Perciò Niceforo dell’Athos, nel XIV secolo, pregava seguendo un metodo che ricorda lo yoga: concentrare l’attenzione sul battito del cuore, trattenendo e controllando il respiro. Per entrare in preghiera Silvano dell’Athos chiudeva l’orologio nell’armadio e si calava sulle orecchie e sugli occhi il cappuccio da monaco. Ognuno sa di cosa ha bisogno fisicamente per concentrarsi e può trovare il modo che gli si confà di più; spiritualmente invece è un altro paio di maniche.

Imporsi di non pensare non serve. La mente razionale non è capace di restare oziosa, osserva Marco l’Asceta. Non serve neppure contraddire i molteplici pensieri suggeriti dal Maligno, dice Barsanufio di Gaza: anzi, è proprio quello che il Nemico vuole. Il conflitto diretto contando sulle proprie forze equivale a una sicura sconfitta.

Lasciati andare piuttosto, consiglia Evagrio, e usa il metodo indiretto: lega la mente ad un pensiero solo, l’intensa convinzione della presenza di Gesù intorno e dentro di te. E per dare alla mente un impegno che soddisfi il suo bisogno di attività, dice Diadoco di Fotica, dalle come sola attività la ripetizione del Nome: “Signore Gesù”.

La vittoria dell’Uno sul molteplice, del silenzio sul rumore, è il senso del Rosario o della preghiera di Gesù o delle giaculatorie amate dai nostri nonni e ingiustamente cadute in disuso. Solo il Nome ripetuto nella consapevolezza innamorata che è zuppo di Spirito Santo che si travasa nel nostro cuore, è capace di vincere l’incapacità di concentrazione dell’uomo, segno della sua disintegrazione interiore e della miseria della sua caduta.

Flaminia Morandi
da Nuovo Progetto dicembre 2003
Sta’ attento!ultima modifica: 2009-01-19T08:56:00+01:00da issimiponso
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Un pensiero su “Sta’ attento!

  1. un po’ lungo da leggere, ma intenso e vero! un momento di riflessione che son contento d’essermi regalato (grazie zio Blog per la proposta)!
    è davvero difficile sintonizzarsi sulle cose giuste! Spendere le proprie energie per ciò che realmente merita… l’incapacità di vivere senza i-pod dimostra da un lato la paura della solitudine, dall’altro la negazione dell’io, inteso come entità capace di rielaborazione, della possibilità di avere un momento in cui mi accorgo e mi stupisco di ciò che sto vivendo!
    Forse dobbiamo imparare un po’ dai nonni, quelli vecchi però, non quelli moderni!

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